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PAPO VAZQUEZ THE MIGHTY PIRATES - MAROONED/AISLADO (2008) Papo Vazquez Mighty Pirates "Marooned/Aislado" is a 20 Piece Afro-Puerto Rican Jazz Orchestra, in a live performance
Bruce Williams
Lead alto sax, flute and soprano sax
more tracks can be heard on Vinilemania's Radio Channels
Recensione di Gian Franco Grilli - courtesy www.salsa.it
A distanza di anno dall’uscita
di From the Badlands, il trombonista e bandleader di origine
portoricana Papo
Vázquez, soprannominato L’Ammiraglio e recentemente
Pirata, pubblica il nuovo album Marooned (Picaro Records, 2008), che
dedica alla memoria di Mario Rivera (sassofonista di Tito Puente) e
Carlos
Patato Valdés (conguero cubano), recentemente scomparsi.
Ma il nuovo cd registrato dal vivo con la big band The Mighty
Pirates al Painted Bride Art Center di Philadelphia, Papo lo dedica
anche ai bambini del mondo vittime di violenza e di abusi sessuali
perchè “anch’io da piccolo - sottolinea l'artista - ho
vissuto purtroppo questo dramma”. Musica per non dimenticare la
vita degli uomini e anche le proprie origini. Dal punto di vista
musicale, infatti, il cd è un ulteriore tassello che documenta il
percorso intrapreso diversi anni fa dal nostro trombonista (pedigree
notevole: ha suonato con Willie Colón, Eddie Palmieri, Tito Puente,
Dizzy Gillespie, Ray Charles ecc. ) per valorizzare i ritmi
autoctoni portoricani “che erano stati dimenticati - continua
Papo - mentre il latin jazz era pieno di sound cubano”.
Questo progetto con la big band The Mighty Pirates mescola jazz con
bomba, plena, sicá, yubá , aguinaldo tipico e i cugini samba,
bolero, funk ; recupera percussioni tipiche confinate nel folklore
come i barriles di bomba, pandero, cua; esalta le improvvisazioni
dei vari strumentisti che sfilano in passerella per tutti i 66
minuti del cd. Il risultato è il già citato e piacevole Marooned,
nove brani suonati con grande intensità, equilibrio nelle parti
(anche se i fiati sono in maggior evidenza), articolati e moderni
gli arrangiamenti. Apre il cd una breve ma bella danza
(genere musicale colto derivato dalla contradanza spagnola e
dall'incrocio con habanera) poi seguono tre brani dal sound un po’
selvaggio, con la sezione ritmica impostata su onde funk un po’
deboluccia per amalgamare l’insieme, ma dal brano n.5 tutto va a
posto. Spiccano qua e là gare virtuosistiche tra trombone, tromba e
saxes che si confrontano tentando di superarsi l’un l’altro, sempre
pungolati da taglienti stacchi di ottoni. Non potendo citare tutto,
vi segnalo in particolare il brano El Batallon - un mix di
jazz e plena - dove il trombone di Papo introduce un fitto dialogo
con percussioni e sax, grande interplay. Quelli più graditi (che non
vuol dire i migliori) al mio orecchio sono Aguinaldo Pa’ Dico Y
Caneco e Julia Jibarita, forse per maggior familiarità
con il martillo del bongó (strumento che fa capolino solo in questi
due pezzi) e con gli accenti di bolero e son. Una citazione va a
Pa’ Mingus , brano di jazz puro, con John Benitez, bassista, che
ci accompagna nel mondo di Charles Mingus: nato a Nogales (Arizona),
cresciuto in California, ha cambiato il volto della musica
afroamericana; arrivò al contrabbasso dopo iniziali lezioni di
trombone; personaggio poco incline ai compromessi musicali; suonò
solo ciò che gli piaceva. Insomma, questi ultimi sono ingredienti
che, vista l’occasione abbiamo ricordato per qualche casuale
similitudine, troviamo in parte anche in Papo Vázquez.
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