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JELENGUE - RITMO CUBANO (2006) Son - Danzon - Bolero - Cha Cha Cha - Balada y mas
recensione di Gian Franco Grilli: JELENGUE - RITMO CUBANO (2006) 3 DEJAQUE SIGA SOLO 4 MI HABANA TIENE MANANA 5 AMAR MI VERDAD 6 DANZAN 7 MAS QUE AMAR 8 LA ENFERMEDAD 9 NON ES SOLO UN MAS 10 LA HABANA ES more tracks can be heard on Vinilemania's Radio Channels
Recensione di Gian Franco Grilli Quanti sanno cosa vuol dire jelengue? Io non lo sapevo e ho scoperto che questo vocabolo di origine africana nel gergo cubano significa rissa, baraonda, scandalo e, per estensione, anche celebrazione o festa. Capito questo, ho messo sul lettore cd la prima traccia dell’album Ritmo Cubano dell’ottetto Jelengue per intuire eventuali relazioni tra il nome della band e i contenuti del progetto artistico e stabilire secondo il mio giudizio quale tra i vocaboli suddetti fosse quello più appropriato. Nessun dubbio: ho scelto festa, tripudio, come festival di musiche e ritmi afrocubani. A questo punto volete sapere se la musica di questo gruppo è innovativa? No, ma vi assicuro che si tratta di un mix straordinario di sound affascinante. Le dieci composizioni (di cui ben otto firmate da C. Regueiro Arana, direttore, arrangiatore, tres e chitarra) hanno le radici ben piantate nella tradizione dell’Isla Grande ma guardano avanti, sbirciano tra le sonorità moderne, che qua e là, in modo molto delicato, fanno capolino nelle interpretazioni. I ritmi più importanti presentati? Dalla moderna timba al danzón, dal son al bolero passando attraverso citazioni di cha cha chá e guaracha. Ora mi chiederete se i musicisti della band sono virtuosi: rispondo a chiare lettere “Sì”. A partire dai percussionisti che offrono una base ritmica, straordinariamente solida, brillante e riconoscibile come un faro per permettere poi agli strumenti solisti di mettersi in bella mostra. E sopra tutti svetta la tromba di Joe Luis Vazquez Jorge, musicista in possesso di un’ottima padronanza dello strumento, per tecnica, timbrica e intonazione. Se il trombettista è in particolare stato di grazia, devo dire che anche gli altri musicisti della band sono in forma smagliante, e dall’insieme ne esce un bellissimo disco, divertente, con sonorità nitide e accurati arrangiamenti. Da non trascurare, infine, le prodigiose performance vocali condotte principalmente da “ El sinsonte”, targate ‘a lo cubano’ come dicono gli habaneri. Ovvero in quella forma inconfondibile, unica per stile, timbrica, dizione, dinamica, come una sorta di marchio nazionale fatto di vibrazioni canore particolari che anche orecchie meno esperte, dopo una breve frequentazione nel mondo della canzone cubana, saprebbero riconoscere tre le mille scuole vocali latinoamericane, ugualmente interessanti ma diverse. Il disco. Se prendiamo il disco come un viaggio, l’album riflette a grandi linee la mappa ritmico-musicale di Cuba. Si parte da El Malecón De La Habana, che apre la rassegna all’insegna del son; la quarta traccia è ancora nella capitale con Mi Habana Tiene Manana, attraente brano in stile songo e timba alla Van Van. Poi il percorso si dirama tra cha cha chá, ballad, o bolero (Deja Que Siga Solo); una versione moderna di danzón (Danzan, dove si combinano insolitamente flauto e tromba); un ritmo superibrido che fonde rumba/tronica contemporanea, afro (La Enfermedad). E la riuscitissima timba La Habana Es, l’ultima traccia che ci riporta alla prima, sul Malecón habanero, inizio di questo viaggio, come un invito implicito a riascoltare le calde melodie snocciolate nei 48 minuti di Ritmo Cubano. Un album e un gruppo (bravo, ma come molti altri ugualmente poco noti) che meriterebbero maggiore diffusione. Purtroppo, mi spiace dirlo, questi lavori sono trascurati anche da molti (non tutti) professionisti e dilettanti del settore latino. Argomento che necessita di maggior spazio per l’approfondimento e di cui ho fatto un breve cenno su Salsa.it (17 gennaio 2008).
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