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GABRIELE ORSI - MR.T. (2007)

All compositions written by Gabriele Orsi, except for “Ba-lue bolivar ba-lues-are” and “Reflection” by Thelonious Monk

Gabriele Orsi - Chitarra
Joey De Francesco - Hammond B3
Fulvio Ferrari - Pianoforte
Daniele Petrosillo - Contrabbasso
Francesco Di Lenge - Batteria

GABRIELE ORSI - MR.T. (2007)

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1. Bluesonius 
2. Barba e cappello 
3. Rflection 
4. Orsi blue
5. Ba-lue bolivar ba-lues-are
6. Prima
7. Mr. T.
8. Get down
9. Ma tu cosa suoni su G7 ?
10. Gira, gira, gira

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recensione e intervista di Fabrizio Ciccarelli

Thelonious Monk, uno dei maggiori capiscuola del jazz moderno, è stato spesso ricordato da molti musicisti nonostante lo si possa considerare borderline di tutte le correnti stilistiche: pioniere del bop con Parker, Powell e Gillespie, la sua originalità fu tale che ogni generazione di strumentisti ha tratto stimoli differenti dal suo modo d’intendere l’armonia e la struttura.

Gabriele Orsi, giovane e talentuoso chitarrista all’esordio discografico come band leader, ne mutua l’eccentrica tecnica pianistica – volutamente modulata secondo andamenti solo apparentemente artigianali – la stessa che ebbe giusta sorte nel periodo hard bop: ritmo martellante, stile dissonante e a volte spigoloso, incipit stranianti, chiudendo ogni via all’ovvietà, ponendo sfacciatamente in primo piano (cappello in testa e barbetta incolta) l’essenzialità delle strutture.

Monk, uomo lontano dal sentimentalismo, tese spesso alla realizzazione di un controcanto che eludesse la quadratura ritmica, parodiando nella chiusa l’approssimarsi dell’accordo finale.  Molte sue composizioni risultano imprendibili, scarne e genialmente introverse, tanto da mettere spesso in difficoltà il solista, l’improvvisatore.  Pochi jazzmen sono riusciti nell’impresa (non si trattava solo di “capire” il testo dello svagato di Rocky Mount, quanto soprattutto “sentirlo”): Milt Jackson, Art Blakey, talora Sonny Rollins.

Non molti, in effetti.

Forse temerario accostarsi al mondo di Monk, interpretarne i percorsi accidentati, allo stato brado, gli accenti spiazzanti…..tanto più significativo, allora, l’omaggio quanto più si faccia caso che a farlo è un  chitarrista, che ne intende sperimentare la vastissima gamma di voli pindarici, dal primo brano dell’album (“Bluesonius”, chiaro il programma) alla convincente rilettura di Reflection”, a “Barba e cappello”, carica di fatalismo antitradizionalista ed improntata ad un groove ascendente,  robusto e allo stesso tempo melodico, sottolineato dalla timbrica scelta (fra Abercrombie, Frisell ed i bluesmen elettrici degli anni ’70 e ’80), fra le intense modulazioni dell’Hammond dell’ottimo Joey De Francesco, il pianismo sinuoso di Fulvio Ferrari , il pathos fuggente e composto del double bass di Daniele Petrosillo e l’estro propulsivo e ricco di fluidità dinamica della batteria di Francesco Di Lenge.

Ciò che convince è l’originalità del sound, in cui il modello di partenza viene desunto come esperienza emotiva irripetibile: le idee di Orsi sono fresche, meditata la scrittura, valido lo spingersi in territori timbrici al limite ed al di sopra  delle blue notes.   

E tale “irregolarità” ne fornisce il saldo inquadramento formale, elaborato ed elegante, di un metro estroverso e del tutto moderno.

Varrà la pena approfondire queste sensazioni con Gabriele stesso.

 

 

F.C. Perché la scelta di un omaggio a Thelonious Monk?

G.O.  Tutto è nato quando ho composto “Mr. T.”: volevo da tempo dedicargli un brano,  alla fine gli ho dedicato tutto il disco.

Sono anni che ascolto Thelonious, mi piace il modo di comporre, il suo modo di accompagnare e soprattutto il suo improvvisare intorno alla melodia.

Ho avuto anche la fortuna di suonare con tanti altri musicisti ai quali piace Monk, quindi ho affrontato spesso  i suoi pezzi.

È stato quando ho visto il film “Straight no Chaser” che ho cominciato a pensare ad un disco dedicato a lui, sono rimasto affascinato, viveva completamente immerso nella sua musica.

Come ti ho già detto,  non volevo fare solo i suoi pezzi, anche perché ci hanno già pensato in tanti e con risultati altissimi ( Steve Lacy, Paul Motian, Dave Liebman, ecc…).

Volevo comporre qualcosa di mio, cercando di farlo prendendo spunto dalle sue composizioni.

 

 

F.C. Senz’altro un linguaggio jazzistico che, pur fedele alla tradizione, presenta qualcosa di nuovo…

G.O.  Il linguaggio…… sono un assiduo ascoltatore; oltre a Thelonious  adoro in particolare  John ScofieldBill Frisell.

Ho consumato un buon numero di dischi!! Ora meno, ma mi piaceva rovistare nei negozi in cerca di nuovi cd e mi son fatto una discreta discografia.

Blues, rock, funk, fusion, jazz, chitarristi vari ecc..cercavo nuovi stimoli e volevo avere tutti i grandi dischi che hanno fatto storia.

Quando leggevo le varie storie del jazz mi accorgevo di non conoscere questo o quel musicista. Cosi mi mettevo in cerca.

Ora è tutto più facile, con la tecnologia puoi avere la discografia completa in poco tempo, anche se son convinto che non sempre serve.

Meglio due dischi ascoltati fino in fondo che milioni di mp3 tanto per averli.

Penso che il linguaggio derivi in larga misura da quello che ho ascoltato.

Ho comunque passato tante ore con la chitarra , ho studiato armonia, improvvisazione, ho trascritto  musica, ho seguito seminari e stage con grandi musicisti, ho suonato tutte le volte che potevo.

 

 

F:C. I registri scelti  talvolta non sono tipici nell’uso della chitarra jazz, sembrano essere frutto di una scelta che indica altre strade ed alcuni ricordi…

G.O.  Il dover diversificare il suono per armonizzare altri strumenti, quando suonavo con sassofonisti o trombettisti, l’ esigenza di far uscire comunque il suono della chitarra pur rimanendo in secondo piano, sicuramente il mio gusto personale, mi hanno portato  a cercare un suono grezzo, con un pizzico di distorsione, evidenziando il registro medio, nasale forse per cercar di renderlo più morbido.

Ma non sono molto convinto che sia una scelta precisa. Mah!!! Penso che la ricerca del suono sia una cosa importante, forse fondamentale per farsi riconoscere.

Tutti i chitarristi che mi piacciono li riconosco dopo due sole note proprio perché hanno una loro voce.

E’ una cosa su cui sto lavorando, ma non credo di esserci ancora riuscito.

 

 

F.C. Perché l’aggiunta al quartetto dell’Hammond di Joey De Francesco? Quale risultato volevate ottenere?

G.O.  Nel cd suoniamo  Mr.T”., Ba-Lue-Bolivar…..”, e Bluesonius” in trio (chitarra, Hammond e batteria), gli altri pezzi sono in quartetto ( chitarra, piano, contra e batteria).

Problemi di tempo, di budget e altro mi hanno impedito di fare tutto il disco con Joey.

E’ stata una lunga trattativa……ma penso che non interessi a nessuno!!!

Il risultato  comunque mi soddisfa, in trio abbiamo una sonorità più bluesy che con il piano non sarei riuscito ad ottenere, viceversa con il piano abbiamo alcune soluzioni un po’ più monkiane.

 

 

F.C. Cosa ricordi dell’esperienza con Joey De Francesco?

G.O.Fantastica!!! Abbiamo suonato come se ci fossimo già incontrati altre volte.

Un grande,  ascoltavo spesso il disco di McLaughlinAfter the rain” e mi piaceva molto.

Avevo anche trascritto delle parti e ora avevo l’ occasione di chiedere lumi a chi  aveva registrato quel disco.

Ha un approccio alla musica molto diretto e coinvolgente, sembrava avesse già visto i miei pezzi, gli ha dato un’occhiata, ha voluto sentire la melodia..fine, abbiamo registrato.

Tutto quasi buono alla prima!!

Solo su “Mr. T.” aveva dei dubbi per la melodia nella sezione “B”, mi ha chiesto spiegazioni,  gli ho detto che era un pezzo dedicato a Monk e costruito in maniera tale, ha detto “OK”, si è seduto e ha suonato come mi sarebbe piaciuto lo suonasse.

Naturalmente poi Ba-Lue…..” la sapeva a memoria!

E’ stata una esperienza indimenticabile, non ci credevo, per me era il primo cd e lo stavo registrando con uno dei musicisti che ascoltavo nei dischi, non ho detto niente a nessuno finché non ho visto il cd stampato.

 

 

F.C. Riguardo alle sonorità evocate dalla tua chitarra vengono in mente certi andamenti bluesy o jazz rock tipici degli anni ’70 e ’80. Scelta consapevole?

G.O. Ho cercato uno studio analogico, c’erano ancora le bobine che giravano, niente computer,

niente cuffie,  il trio lo abbiamo registrato nella stessa stanza, per ricreare una sonorità più live.

Solo con il contrabbasso abbiamo usato le protezioni per i rientri.

Ho usato una Gibson 347 e il mio fedele Fenderino, un paio di pedalini e una piccola ( e comoda) pedaliera per i vari effetti.

Il suono della chitarra con il senno di poi lo cambierei un po’. 

L’ ho cercato e quando eravamo in sala sembrava buonissimo, si impastava a meraviglia sia col piano che con l’ Hammond, dai primi ascolti era “yeah!! good sound!!”, come diceva Joey, poi con il master finale ha perso un po’ di armonici, come del resto anche la batteria e si è un po’ impastato tutto…pazienza, imparerò per la prossima volta.

Consapevole o no la sonorità deriva dal fatto che ho sempre ascoltato tutti i grandi chitarristi di quei periodi e ho cercato di copiarli all’ infinito….forse in qualche caso anche troppo.

 

 

F.C. Le improvvisazioni sono frutto di accordi preliminari o sono nate nel momento?

G.O. Entrambe le cose:

In “Get Down” per esempio siamo partiti da una linea melodica su cui poi io e Francesco abbiamo improvvisato liberamente,  “Ma tu cosa suoni su G7 è costruito sui modi , sono quattro scale che ho usato sia per la melodia che per i soli, Bluesonius classico blues, “Orsi Blu” un blues un po’ rivisto nella struttura, “Barba e cappello” e “Mr. T.” sono costruiti alla maniera di Monk.

Gira, gira, gira “ ha il giro di basso che è una ripresa di “Bemsha Swing” , ma  rifatto funk e la struttura e semplice su un pedale, tanto per ricordare che mi piace un certo chitarrista…

 

 

F.C. Ricordi particolari nell’incisione dell’album?

G.O. Si! Eravamo tutti infreddoliti (era dicembre) e la sala non si era ancora scaldata, Joey era seduto all’ Hammond con le braccia conserte, ma muoveva i piedi sulla pedaliera e suonava i bassi, noi non li vedevamo…..ci siamo accorti poi che era lui, eravamo convinti di sentire un disco: Grande!!

 

 

F.C. Progetti  ….

G.O.  E’ da poco uscito “ Beat Light” a nome di tutti e quattro i musicisti (io, Fulvio, Daniele e Francesco).

Il disco è una diretta conseguenza di Mr.T.” anche se nella musica gli assomiglia poco.

L’ idea di farlo ha  preso corpo  dal vivo.

      “Gira, gira” era il pezzo che più ci divertivamo a suonare, quindi abbiamo deciso di registrare un disco    Jazz/Funk, dove ognuno di noi ha scritto dei brani.

Altre collaborazioni: aggiungendo al quartetto il sassofonista Biagio Coppa abbiamo costruito un repertorio di brani di Monk, rivisti e riarrangiati con cui abbiamo fatto molte  serate e stiamo progettando di farne un disco.

Con il C.O.D. Trio (Coppa, Orsi, Di Lenge) abbiamo appena registrato , rifacendo in chiave jazz progressive classici del rock.

Il titolo del disco sarà “ We will rock you, we will jazz you”, e uscirà a breve.

Suono spesso con Santino Carcano, con lui mi piacerebbe un giorno registrare qualcosa magari con la collaborazione di Maurizio Signorino e Silvano Serighelli.

Sto lavorando ad un nuovo progetto a mio nome, spero presto di finire le composizioni e concretizzarle in studio.

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