Andrea Braido: da Caravan a
Samba Pa Ti
di
Gian Franco
Grill
Poesia,
improvvisazione, swing e un fraseggio jazzistico da brivido sono
perfettamente amalgamati in “Jazz
Garden & Friends”,
l’ultimo album firmato dallo straordinario chitarrista-polistrumentista
Andrea Braido.
Personaggio eclettico che non sta fermo un minuto e lo dimostra il nuovo
progetto in fase di lavorazione e che uscirà dopo l’estate. Si tratta di un
omaggio a Carlos Santana. In attesa di ascoltare “Samba Pa Ti” e altre hit
di Santana tra le corde di «Braidus», vi proponiamo la conversazione
realizzata da Gian Franco Grilli con il musicista trentino pubblicata sul
numero n.157- marzo 2009, di
JAM – viaggio nella
musica
(mensile della Cooperativa Giornalisti Seven Arts) che ringraziamo per
averci consentito l’utilizzo e la diffusione del materiale.

La sua chitarra è un
crocevia di linguaggi diversi, creatività e fiumi di note. Che impazzisce
con rock, blues, funk, latin ed esplode di gioia suonando jazz. Infatti,
Andrea Braido è un effervescente e virtuoso polistrumentista in grado di
muoversi a altissimo livello nel mondo della musica moderna.
A ventun’anni inizia a collaborare con grandi cantanti “pop” come Patty
Pravo, per proseguire con Vasco Rossi, Francesco Baccini, Mina, Zucchero,
Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Alla fine degli Ottanta scende in campo per
intraprendere la carriera da solista, maturando esperienze internazionali a
fianco di grandi strumentisti tra cui Frank Gambale e Marcus Miller. Oggi
sulla soglia dei quarantacinque, Andrea Braido è un chitarrista completo. E
un’ulteriore dimostrazione - dopo gli album Sensazioni nel tempo, Plays
HendrixMusic e Braidus in Funk - l’abbiamo ascoltando Jazz Garden &
Friends, il suo ultimo cd (Videoradio- Rai Trade) che ci fa capire
quante note musicali siano passate sotto i ponti. Di qui lo spunto per una
chiacchierata con l’eclettico e sincero musicista trentino, ma con un dna
ibrido.
GFG: Dopo canzoni,
rock e funk tra le corde si fa spazio il jazz. E’ l’inizio di un nuovo ciclo
o un casuale omaggio a un amore nascosto?
AB: Sì, è il mio primo disco di jazz e rappresenta l’evoluzione
graduale del mio lavoro. “Jazz Garden...” è frutto di un’idea che
avevo nel cassetto e ho aspettato di pubblicarlo quando ho capito che i
livelli di energia, ispirazione e concentrazione erano al punto giusto. Ma
il jazz fa parte del mio bagaglio espressivo generale anche quando suono
rock e diciamo che questo è il volume 1. Ne farò altri, ora sto prendendo
contatti per presentare il progetto a rassegne jazz.
GFG:
In “Jazz Garden” ti piace giocare con il
bebop, scattante e nervoso, un po’ alla Parker, e si scorge un fraseggio
ispirato al linguaggio percussivo. Come mai c’è questo ritmo che cerca di
liberarsi nelle improvvisazioni?
AB:
Grazie per il riferimento a Charlie Parker perché è una delle mie prime
influenze jazz, prima di Coltrane e Davis. La ritmicità si deve al fatto che
il mio viaggio musicale è cominciato a quattro anni con la batteria, a dieci
iniziai a fare molte serate con orchestre di adulti in feste campestri e
locali suonando musica da balera, ma anche i Santana, Deep Purple, Nomadi
ecc.
GFG:
L’album nasce dalla classica formula solista più
ritmica.
AB:
Essendo io il compositore e l’artefice del progetto, non c’è dubbio che il
mio ruolo è centrale. Tuttavia vi sono interazioni e spazi solistici per i
due amici che ho coinvolto. Artisti con i quali c’è feeling da vecchia data
e sono dei veterani del jazz: uno è Davide Ragazzoni, batterista che ha
suonato con quasi tutti i jazzisti americani che passavano da Venezia;
l’altro è Bruno Zoia, bassista genovese con cui ho fatto jamsession
interminabili venticinque anni fa. L’amalgama ottenuto in questo lavoro mi
soddisfa molto.
GFG: Come sei giunto
alla scelta dei sette standard jazzistici che affiancano le tue
composizioni?
AB:
Volevo omaggiare alcuni dei grandi maestri rileggendo una loro opera, così
ho pensato a Miles Davis, George Gerswhin, Ornette Coleman, Henry Mancini e
Tom Jobim. Invece la scelta dei pezzi di Duke Ellington (Caravan) e
Django Reinhardt (Nuages) è nata per caso: una sera dopo cena pensai
di registrarli come gioco. Li feci poi sentire al mio produttore Beppe
Aleo della Videoradio (www.videoradio.org),
che si entusiasmò fino al punto da volerli inserire nel cd, che ha
quattordici tracce.
GFG:
Quali sono le composizioni di questo disco a cui
tieni in particolar modo?
AB:
Primo, il brano che ho scritto in omaggio a Franz Zappa: Waltz on the
Wind 2° parte, dove ho suonato tutti gli strumenti, tranne marimba e
xilofono affidati a Marco Bianchi. Poi, Relax in Swing e Song for my
mother, perchè esprimono lo spirito musicale che volevo raggiungere con
questo disco. Tra le cover, The days of wine and roses di Mancini,
dove mi sono divertito ad armonizzare alla Barney Kessel; Solar di
Miles, interpretato un po’ fuori dalle righe; Jayne di Coleman mi
piace per l’andamento un po’ latino.
GFG:
Già, latino. Spirito presente in “Corcovado”, e non
solo. Ad esempio in “Messico City”, con un iniziale reperto ritmico
abbastanza insolito e poi sembra far capolino, lievemente, anche Santana?
AB:
L’attacco del pezzo, infatti, è in sette ottavi. Il pezzo, almeno la prima
parte, lo sento vicino a Metheny, nel finale, i suoni lunghi dell’assolo
possono ricordare il grande Carlos, che tra l’altro è stato uno dei primi in
assoluto a influenzarmi quando ancora suonavo la batteria. E proprio
ispirato a Santana sto realizzando un lavoro che, visti i tuoi interessi,
credo ti piacerà.
GFG:
Puoi anticiparci qualcosa?
AB:
Sarà un disco molto latineggiante, con mie composizioni e brani di Carlos
Santana riarrangiati. Bobby Sparks - tastierista di Marcus Miller - con l’Hammond
e mini-moog rinnova totalmente un pezzo famoso dei Santana e in tre pezzi mi
sono avvalso di un giovanissimo batterista foggiano: Miki Uli.
Collaboreranno altri due importanti musicisti ma c’è il top secret. Uscita
dell’album: settembre 2009.
GFG:
Per concludere, possiamo considerare la tua
incursione nel jazz una sorta di dimostrazione dell’interazione esistente
tra jazz, rock-blues e canzone mediante l’improvvisazione?
AB:
Esatto, è proprio così e l’ho sempre vissuta come l’hai descritta.





